Come ho spesso scritto in queste settimane, dopo il plauso allo spirito che anima il Piano Nazionale per Industria 4.0 presentato dal Governo è il momento di guardare ai dettagli, i “maledetti” dettagli dietro il quale sovente tende a nascondersi il diavolo e – in qualche caso – la “fregatura”.

Ho avuto modo di parlare con diversi esponenti di industria e associazione e a tutti ho chiesto come secondo loro si tradurrà in pratica l’iperammortamento, che è senza dubbio uno degli incentivi più succulenti dell’intera operazione. In primis va detto, come mi hanno confermato sia il prof. Marco Taisch del Politecnico di Milano sia Alfredo Mariotti, il direttore di UCIMU – Sistemi per Produrre, che nei decreti attuativi saranno compresi degli elenchi che indicheranno precisamente quali prodotti possono essere considerati fattori abilitanti che danno diritto all’incentivo. Finché non vedremo questi elenchi, facciamo solo dei ragionamenti che potranno essere smentiti.

L’incertezza, per esempio, è tale che ancora non è chiaro se alcune categorie merceologiche saranno incluse o meno tra quelle che daranno diritto all’incentivo. Per esempio il software. Ne è un esempio la recente dichiarazione di Elio Catania, presidente di Confindustria Digitale, che ha tenuto a precisare nel suo intervento al convegno EY di Capri che: “l’iperammortamento o superammortamento al 250% non deve essere applicato solo alle macchine e robot altrimenti il nostro Paese non potra’ andare sufficientemente avanti. Per questa ragione abbiamo lavorato con Calenda affinche’ software, piattaforme e soluzioni integrate siano incluse negli incentivi del piano”.

Che cosa arriva a chi produce valore?

E poi c’è un discorso più generale che riguarda lo sviluppo del valore lungo la catena produttiva. Partiamo dall’elenco delle tecnologie abilitanti indicate nel piano Industria 4.0:

  • Robot collaborativi interconnessi e rapidamente programmabili
  • Stampanti in 3D connesse a software di sviluppo digitali
  • Realtà aumentata a supporto dei processi produttivi
  • Simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi
  • Integrazione informazioni lungo la catena del valore dal fornitore al consumatore
  • Comunicazione multidirezionale tra processi produttivi e prodotti
  • Gestione di elevate quantità di dati su sistemi aperti
  • Sicurezza durante le operazioni in rete e su sistemi aperti
  • Analisi di un’ampia base dati per ottimizzare prodotti e processi produttivi

Ora facciamo un esempio: un’azienda che sviluppa componenti elettronici vende a un costruttore italiano una scheda WiFi. Questo costruttore costruisce con questi componenti un modulo gateway avanzato che connette le macchine al cloud, raccogliendo i dati dai PLC e inviandoli a server remoti. Il modulo viene venduto a un system integrator il quale ci mette del suo e sviluppa un applicativo dedicato all’analisi dei dati di macchina sul cloud. Il system integrator vende la soluzione modulo-applicativo a un costruttore di macchine, che la integra nella propria macchina per la finitura di componenti in metallo. Di queste macchine ne vende alcune ad aziende che producono componenti per il settore Automotive.

In questa catena, se escludiamo l’utilizzatore finale del settore Automotive che in questo esempio non gode dei frutti della soluzione, ma in qualche altro caso potrebbe, ci sono ben 5 soggetti: i primi tre (fornitore dei componenti elettronici, costruttore del modulo e system integrtor) aggiungono progressivamente valore alla soluzione; il costruttore le integra nelle due macchine e di fatto diventa l’attore che costruisce il “sistema di automazione industry 4.0 ready”; l’acquirente della macchina è chi, grazie a questa soluzione, può “sfruttare” i vantaggi della soluzione.

Chi tra questi soggetti ha diritto all’iperammortamento? A quest’ultimo, naturalmente. Ma che cosa andrà incluso nel valore dell’iperammortamento? L’intero valore della macchina automatica. A ben vedere si tratta quindi di un beneficio che intende favorire i “fattori abilitanti” dal lato dell’offerta, ma che favorisce di fatto chi questi fattori li usa (quindi in un certo senso la “domanda” di fattori abilitanti) e restituisce a chi la tecnologia l’ha sviluppata un ritorno paritetico a quello che arriva a chi, in quel sistema, ha sviluppato anche componenti tradizionali.

Il quadro è naturalmente più semplice laddove i fornitori di tecnologie abilitanti si rivolgono direttamente al loro utilizzatore. E’ il caso che si può dare laddove ad esempio si sviluppi e si venda una soluzione software (es. applicativo per la manutenzione predittiva) e la si venda direttamente all’end user.

Insomma, c’è da sperare che il piano sia approvato al più presto con tutti i dettagli del caso. Sarebbe estremamente importante anche che si aprano al più presto degli sportelli informativi che tolgano alle aziende tutti i dubbi. Fare chiarezza è importante, perché altrimenti si rischia che attesa e incertezza come primo effetto blocchino gli investimenti.